non mi viene niente di meglio da fare che frugare nella borsa cercando i fazzoletti, non mi viene niente di meglio da dire che, non si preoccupi, non mi viene niente di meglio per rispondere alle sue scuse che, non importa, e una parte di me si tende e l’altra ritrae la mia ombra, l’ombretto verde si spalma sulla carta assorbente e chissà da quanto tempo non si truccava e stamattina quando si è alzata sapendo che sarebbe dovuta venire qui ha preso matita e pennello e si è dipinta gli occhi nello stesso colore delle iridi e tutto intorno la sclera ormai è rossa e lucida e mi racconta di quella volta che è andata a ballare, la prima e ultima volta, il momento più bello, e del modo in cui si nasconde e vengono tutte dallo stesso posto, queste donne, nate altrove e sradicate e soffrono la stessa solitudine e la dicono con lo stesso accento e amano gli stessi sapori che consolano meglio di me che lego i capelli per sembrare più grande e mi danno lo stesso del tu e la vita mi è passata intorno agli occhi e alle labbra senza lasciare segni se non quelli della varicella, se non quelli che ho scelto, se non quelli presenti già dal principio, e in un altro ospedale in questo stesso momento non è lui a vestire di bianco è lui a svestirsi e sfilare l’anello e sganciare la catenina dal collo e offrire il torace ai raggi e il braccio all’ago a farfalla, è lui che aspetta in corridoio in silenzio e forse legge il giornale o ha portato un libro per ingannare l’attesa ed è solo più tardi che ci ritroviamo mentre torno a casa e lui è tornato in ufficio e non mi viene niente di meglio da fare che raccontargli di altri dolori che non siano il suo, e non mi viene niente di meglio da dire che, mi sono legata i capelli e mi danno lo stesso del tu perché so che è contento sapendo che un po’ sono bella, soprattutto negli occhi dove gli somiglio e mi chiede del tempo e mi dice di andare a fare una passeggiata, e io penso a quelle volte che siamo andati nel bosco, la prima volta facevo fatica ma l’ultima volta tenevo il suo passo, i momenti più belli, gli dico dell’insalata che mi preparo la sera perché, anche se non lo dice, io so che ci tiene, mangiare verdure e tornare presto la sera, fare il mio dovere, volere bene all’auto scassata che era la sua anche quando fa caldo persino con il finestrino abbassato, chiamarlo domani anche se ha detto non ce n’è bisogno, ma so che la aspetta.
trasformi il mare in nuvole e poi in pioggia e in capelli che gocciolano e ogni dissolvenza in un primo piano