i’m never gonna know you now/but i’m gonna love you anyhow
quando mi tende l’ombrello ormai è troppo tardi e ho i capelli zuppi e pesanti e l’acqua mi chiude gli occhi, scorre tra le ciglia e le tira verso il basso, la pioggia mi arriva in bocca nel naso dappertutto, ormai sono arrivata, faccio un cenno, non importa, e invece importa e perché non eri lì all’uscita, con l’ombrello, perché il cielo non si è placato almeno per un po’, e l’auto non si riscalda e tremo, penserò io a me, mi penserò e mi allungherò un ombrello quando pioverà forte.
il dramma, dice, è capire di non essere stati amati, di capire che amato lo è stato quasi nessuno, dice, si gratta la cicatrice che ricalca il collo della maglietta, un lavaggio sbagliato o forse molti lavaggi e ha perso il colore, ti prego, non metterti a piangere, penso, ha ragione, dico, è vero, aggiungo, penso, il dramma è pensare di non essere stati amati perché nessuno ci ha amati nel modo in cui avremmo voluto e chissà perché pensavamo che tutti i tipi di amore fossero in fondo diversi, più intensi, più simili a quelli di cui non conosciamo gli screzi, più simili agli involucri degli amori che vediamo solo davanti senza sapere che dietro la cerniera è rotta e ci sono strappi e cuciture e a volte è solo che non sappiamo a chi darlo, l’amore, ne abbiamo la pancia piena e ci riesce indigesto e dobbiamo per forza darlo a tutti a qualcuno – guardami guarda qui, cos’è questa cosa se non un tentativo di abbraccio, se non un tentativo di sguardo che agganci tutti gli sguardi che per gioco o per caso capitano da questa parte, se non un tentativo di stringere tu e tu e tu, dico a te, chiunque tu sia, chiunque tu sia stai leggendo e parlo con te, e non c’è altruismo in questo dare e dare e dare e porgere il collo offrire le labbra, è solo che voglio che tu che anche tu alla fine -
e stringo le mani che mi vengono tese da sotto un vetro e stringo altre mani mentre accompagno corpi attraverso la porta, si accomodi pure, la mano destra era il corpo e quell’altra la mente e le abbiamo intrecciate per fare la pace ed ho pianto, mi dice, e cerco di convincermi che davvero non c’è differenza tra le due cose, che dentro e fuori in un modo o nell’altro finiscono per rassomigliarsi più di quanto ci sembra guardando lo specchio, che la frattura si ricompone da sola e se sei qui è perché in fondo lo sai, che ti sto accarezzando la testa, che scelgo di tenere le mani lontane dai miei capelli qui sulla tastiera e chiudo gli occhi per sentire da dietro davanti ogni lato altre mani, mi ami?

Bagnati fradici sotto la pioggia elettronica… tutti insieme, nessuno in particolare. Incondizionatamente.
D.
7di9
300409 alle 10:08 pm
scambio, tutto l’altruismo e per esteso la vita stessa non è che un flusso osmotico
williamdollace
010509 alle 12:03 pm