nel primo conto alla rovescia i numeri arrivano come da sott’acqua e come nell’acquario ogni cosa è irreale, i colori delle luci artificiali e il corallo sintetico e i petali di segatura che chiamano cibo, nel secondo conto alla rovescia i numeri arrivano al rallentatore e i fogli del calendario non girano e si incollano uno all’altro e si fa a gara a raccontare più bugie, non è niente e tutto andrà bene, si fa a gara ad arrivare alla fine del conto alla rovescia – chi per primo, chi con la risposta esatta, e le parole sono ancora parole e i sintomi possono avere ancora altri significati e non è niente, non è niente, finché allo zero il lancio parte senza slancio torna indietro e consegnato in data odierna esito e lei continua a girarci attorno e io continuo a girarci attorno e lui continua a girarci attorno, annusiamo le parole sotto la coda finché non ci diventano improvvisamente familiari e nel terzo conto alla rovescia siamo rassegnati al peggio perché sappiamo che c’è un peggio peggiore e se ci concentriamo abbastanza su questo, di peggio, se lo desideriamo abbastanza, pagheremo un prezzo alto ma giusto, pagheremo un prezzo alto ma -
e se partissi non sarei mai abbastanza vicina, e per favore che non capiti niente non è abbastanza non è ancora abbastanza? e ho paura del telefono e ho paura del citofono e ho paura dei giorni che passano perché vanno avanti invece di tornare indietro a quando tutto andava bene, e ho paura di chi dice, è così giovane, e ho paura di chi dice, stai tranquilla, di chi dice, una volta era diverso, ho paura dei presagi e ho paura che mi legga e che si arrabbi e questa storia non la sto scrivendo io e così non posso scegliere la fine né di non finirla, ho bisogno di piantarmi nella terra e non volare non scappare anche se non è d’accordo la mia pelle diventando più sottile più sensibile al contatto come a dirmi, godi adesso che sei in tempo perché poi non c’è più tempo non c’è scampo né alla morte né alla vita, meno dieci meno nove meno otto meno sette non sapevo che così si preannunciasse il cambiamento quello vero, non sapevo proprio niente e il timore di imparare ora si associa al desiderio di invertire la tendenza vorrei scegliere di andarmene per prima ma non posso e non passo dalla porta porto troppo sulle spalle anche ciò che non mi spetta ma la vita non aspetta sembra ieri è già domani già domata, dado, donna.
Filed under: momentum | Leave a Comment
No Responses Yet to “do i deserve to be? is that the question?”