dressed in a virgin white dress

mi dice: accompagnami al pronto soccorso, respira veloce e mi dice: non è niente, sono rimasto senza tavor e l’ansia mi uccide, respira veloce e mi dice: fa freddo, respira veloce e mi dice: ormai mi conoscono, mi danno qualcosa e poi andiamo, io dico: va bene, e guido nervosa, piove e la pioggia è veloce più del tergicristallo, uno solo.
mi dice: lo sai che l’inventore del tergicristallo era anche un pianista e vedo che tra le dita lunghe le nocche gonfie che strisciano l’una con l’altra gira e rigira il blister vuoto e io ho gli occhi lucidi la faccia lucida i denti lucidi di dentifricio alla menta, la mente, il contrario – mi dice: tranquilla, davvero, ma io non sono tranquilla e lui è sempre più bianco, si stringe al cappotto – è vestito bene, non come me, giacca e cravatta e la vena in fronte che pulsa, i capelli sottili.
non so la sua età la sua storia, conosco appena il suo nome, me l’ha biascicato in sala d’attesa, siamo qui per lo stesso motivo, mi ha chiesto, bevevo ma ho smesso, mi ha detto, mi hanno dimessa da poco, gli ho detto, scambiamoci i numeri sono un po’ solo là fuori è dura una volta non era così e lui comincia a chiamarmi e mi chiede: portami a casa in farmacia all’ospedale da un amico al bar e io obbedisco, lo porto a casa in farmacia all’ospedale da un amico al bar mi parla al telefono e dice: aiuto e io corro, perché? non lo so, sono un po’ sola là fuori è dura una volta non era così e mi dispiace che so che per me è meno dura di lui che mi dice: accompagnami al pronto soccorso e io guido nervosa, parcheggio l’auto in sosta vietata, gli apro la porta e gli tendo il braccio perché ci si aggrappi.
parlo con l’infermiera al punto triage, le dico, sta male, codice rosso, codice giallo, codice verde, codice bianco, lei alza lo sguardo, lo fissa, mi fissa, voi siete quelli della psichiatria, mi dice, sta male, le dico, mettetevi lì ad aspettare, facciamo una flebo di serenase, lui mi tira la manica e grida tra i denti non voglio, ho solo bisogno di tavor, ci penso io, dico, e gli chiedo, che c’è? si toglie il cappotto, si slaccia il polsino della camicia, la arrotola fino al gomito e dice: guarda, e io non capisco, cristo, si mette a piangere, cosa devo fare? chiede, non so, non lo so, e mi chiedo, che cazzo ci faccio qui e penso, ho paura, ho visto, ho capito, ho capito l’assenza negli occhi ho capito i biglietti da cento e la casa vuota dove mi porta, andiamo, mi dice, lo porto a casa sua madre i capelli grigi ringrazia e mi benedice e dice, aiuto, e ancora oggi, quando la incontro per strada, abbasso lo sguardo; lei mi abbraccia, adesso stai bene?  io dico, sì, e non so se per lei è una speranza o una bestemmia, io dico, lui? anche se so che non si guarisce mai.

3 Risposte

  1. tu sei stupenda.

  2. Struggente e meraviglioso. Piccole sacche di umanità disperse nel silenzio cosmico tutto.

    7

  3. grazie anzi Grazie o addirittura GRAZIE, se non è troppo alto.

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