keep you apart/deep in my heart
mi sfilo le parole dalla gola e sono annodate l’una all’altra come i fazzoletti colorati di un mago, mi sfilo le parole dalla gola e me le avvolgo intorno al collo, intorno ai polsi, le piego e le metto in un cassetto da aprire tra vent’anni e scelgo il silenzio delle due di mattina e faccio rumore di grilli e faccio rumore di acqua, e faccio rumore di un’automobile ogni quaranta minuti, imparo a distinguere il peso spiacevole – quello sul petto che non si alza, continua ad abbassarsi e trema e il peso somiglia a un gigante di carta appallottolata; quello dell’ultimo, no, ancora uno, quello dell’oggi che è ieri ed è senza domani – dal peso piacevole della consapevolezza del corpo in grado di reggere pesi, altri, segreti, muri pericolanti, domande, consigli richiesti o non chiesti.
non c’è un luogo che non sia mio, tra queste case antiche illuminate strane dalla notte e ombre lunghe e la mia non la vedo, si è nascosta, mi nascondo io dietro ai capelli che ormai mi fanno da sipario alla faccia e alle sue rappresentazioni di sguardi che si accendono e parlano, si spengono e parlano, le ciglia si abbassano e le gocce si impigliano ma si asciugano subito e piego gli angoli delle labbra in un sorriso, in una risposta, in un dischiudersi di porte che portano altrove e ovunque e in nessun luogo e quando tolgo la pausa il tempo si è inceppato e il contachilometri gira lento e le ruote girano lente e lente suonano le canzoni che canto mentre viaggio al contrario e le gomme cancellano e l’ustione prende forma e il marciapiede mi si è disegnato sulla schiena e la mia auto non è omologata per trasportare tutte le me che sono stata nel passaggio dell’inverno nell’estate.

Si può commentare?
Io non ci riesco.
Leggo e ti ammiro.
Daniele
290509 alle 2:34 pm
bella la figura delle parole che sono come un fazzoletto legato ad un altro e legato ad un altro ed un altro ancora: fanno capire l’indipendenza e la dipendenza che hanno le parole le une dalle altre. e anche la voce mago, ti si addice, la vesti a pennello, in quanto magia, i discorsi, non solo fazzoletti
Edward S. Portman
290509 alle 2:47 pm
Spalmare marmellata alla fragola sul muro
quando cerca di mettere in parole le sue indefinite emozioni, atterrita, le sente scivolare via veloci, sgusciare e convergere tutte insieme, allarmate, in mezzo al petto, si stringono e si arrotolano, sibilano e poi si soffocano a vicenda mentre il calore avvolgente di sangue che cola fuori da un corpo ancora vivo allaga il suo torace, la mente si annebbia, le mani fredde sudano, la gola si affanna…
Se fossi un prestigiatore
e le mie emozioni fossero
colorati fazzoletti
fra loro ben annodati
mi caccerei le dita in gola
e comincerei a tirare fuori
la lunga corda variopinta
che occlude la mia gola
fra i vostri gridolini di stupore,
poi,
passerei a tirare su
la fune che perpendicolare cade
dentro l’esofago
come una gamba penzoloni nel vuoto
che dondola e cigola
nel buio del mio stomaco,
poi, con un po’ più di sforzo,
strabuzzando i miei occhietti azzurri
arriverei a tirare fuori tutto l’intestino
molle, cedevole e sanguinante
per offrirlo ad un pubblico
di allegri cannibali…
sono una menade impazzita che smania e vuole lacerare
pelle
scavare con le unghie
nella carne
nel centro perfetto del petto
fra due acerbi seni
ed estirpare un magma
di indefinitemozioni
che si dibatte come un’anguilla
viscida e bastarda
che non vuole essere presa
dalle mie mani nude
vorrebbe solo sbattere ripetutamente la testa contro un muro qualunque
e sfracellarci sopra il cervello.
8-12-2005 quando ancora mi firmavo emisola
emi
290509 alle 2:48 pm
> la mia auto non è omologata per trasportare tutte le me che sono stata nel passaggio dell’inverno nell’estate
e quante.
Giulia
290509 alle 6:25 pm