me-totemo-utsukushi-i-desu-ne totemo-utsukushi-i-me-wo-shitemasu
dico una di quelle cose da grandi: cosa vorresti essere, non so, chi vorresti essere, fammici pensare, che persona, ecco, ho capito – è adesso che dico una di quelle cose da grandi – ho capito, rispondo. una persona che sa accontentarsi, una persona che, accontentandosi, gode. mi dico: è questo il segreto? mi dico: funziona così? sapere per filo e per segno che quello che hai coincide con ciò che ti basta? ci penso, mi dico: il problema è che niente mi basta e voglio tutto e l’unico modo per arrivare a essere quella persona, mi spiego, sarebbe nella coincidenza del tutto con quell’abbastanza, e allora capisci, se è tutto, è tutto, abbastanza è abbastanza, mi dico che sono due cose diverse, mi dico che no, non funziona, mi dico che è colpa delle mie mani incapaci di trattenere quello che hanno, mi dico che è colpa della mia bocca che dice senza filtrare e ogni parola è una parola di troppo, non potere dire niente non potere urlare non potere avere potere se non sul piede che scivola fuori dalla scarpa e preme nudo l’acceleratore come se ci fosse una destinazione – non c’è, non c’è mai stata, non ci sarà mai – e fermarsi infilandosi nel parcheggio con un colpo di mano e restare a motore spento lasciare entrare il freddo dallo spiraglio dei finestrini non muoversi, trattenere il respiro e il conato, veicolare la gioia e il dolore nel canto senza voce prima di iniziare a dimenticare, prima di iniziare a rivivere il passato su pellicola scaduta – i colori acidi e i movimenti a scatti, i paesaggi accartocciati – non ero io, io stavo guardando – i cieli di nuvole gonfie come la patta dei pantaloni come la vescica che svuoto accucciata come un animale mi guardo intorno per evitare gli agguati che mi tendo da sola – che ora a pensarci non c’era niente di cui preoccuparsi e anzi la morte mi avrebbe dato i colori che cerco intonati ai colori che indosso, il nero negli occhi – più rido e più mi somiglio allo stadio anteriore dell’evoluzione e non ho ancora capito la mia direzione; la mia posizione: a prenderlo in culo, le regole non le conosco e finisco per perdere sempre qualcosa o qualtutto, azzerarmi, partire di nuovo un po’ più pesante.

“non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”. e invece
williamdollace
010609 alle 2:05 pm
cambia il fiume, cambio io cambiata dal fiume dal vento dal sole dai giorni da ciò che accade e non accade
virginia_diazepam
010609 alle 3:21 pm
siamo ocean spray vuoti a perdere scambio cielo/mare orizzonte in mano impalpabile come l’acqua, volatile come gas
williamdollace
020609 alle 10:41 am
se fossi impalpabile volatile non sarei così pesante. sono di una materia molto resistente, ancora più permeabile. ho le impronte di tutte le volte che sono stata camminata a disegnarmi addosso una mappa.
virginia_diazepam
020609 alle 11:09 am
lascia le crepe lascia le erosioni tutto in superficie lascia i crateri siamo nudi siamo materia in esposizione nelle maschere non c’è verità nelle crepe della mappa la verità pulsa e sgorga e lascia dietro di sè una scia guardare avanti ad occhi spalancati non scansare crepe e cicatrici perchè ancora vivi
williamdollace
020609 alle 12:09 pm