S/T

First we feel. Then we fall.

a rien pa peut arrete moi

con 2 commenti

non riesco a modulare il suono del mio umore che strilla e stona e stride, progredisco disarmonica verso cosa non lo so so che lo faccio dividendomi a metà come una corda sfilacciata, come un vestito lacerato.
appoggio il diapason che vibra sulla cassa risonante, sullo sterno che mai non mi ha protetta e sul manubrio che sterzo per voltarmi e andare via – fossi un pesce non l’avrei e potrei sfilarmi la lisca dalla bocca e affondare gonfia d’acqua gli occhi vitrei come quelli di un serpente o di un idiota e sono entrambi, striscio e piscio e vado dritta per la strada che conduce alla rovina mi ergo dritta dove il ponte è più lontano dalla superficie dura come il sasso che si apre per accogliere i suicidi frantumandogli le ossa, solo lascio spenzolare queste gambe come fossero di pezza al di là del parapetto e intanto canto la mia gioia senza fine tanto gioia da far male che fa il giro torna ad essere dolore, mi sottraggo un poco d’aria comprimendomi la gola per fermare per un poco il flusso in piena dei pensieri ossigenati sono allergica al rifiuto che mi dà l’anafilassi tengo sempre nel taschino l’epipenna ma ci scrivo l’e-pistole mi do in pasto anche se/quando faccio finta di negarmi, mi ero detta, più non voglio dare niente e sono qui ad abbassarmi i pantaloni a implorare di esser presa di corrente farti friggere il cervello coi morsetti di dentini che affamati si conficcano nei lobi non lo so che cosa voglio voglio un letto per dormire voglio un greto sopra il quale riaffiorare alla fine della pioggia paludata non mi riesco a liberare degli orpelli della lingua che mi invento per tradurre le grandiose capriole del pensiero bipolare.

Written by madamepsychosis

100609 a 4:52 pm

Pubblicato in muriverdi

2 Risposte

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  1. ad un certo punto le parole iniziano a danzare con cadenza regolare, da metronomo


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