S/T

First we feel. Then we fall.

her heavy wings will warp your mind

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c’erano queste farfalle col corpo polveroso e molle fatto di anelli gonfi gialli e neri, le ali scure chiazzate di bianco, unite dal fondo poggiate a uno stelo. si muovevano lente ed era facile afferrarle mentre unite spiccavano il volo – desideravo separarle per scoprire cosa le teneva insieme, temevo di romperle come mi succedeva con le cavallette che coprivo con le mani unite interrompendone il salto e, a volte, mi lasciavano tra le dita un succo marrone che odorava di erba tagliata, di fine.
i visceri delle mosche erano invece bianchi e molli come formaggio, simili a quelli delle formiche. i miei sono fili, tubi, rotelle, ingranaggi mai oliati abbastanza, mi muovo facendo rumore di cartilagini spezzate, mi blocco con la testa reclinata sul collo si alza e si abbassa muovendo una leva come i sedili di un’autovettura, annuisce mentendo e l’unica volta in cui resta e non mente non viene creduta, crudele ogni tanto nel caso in cui la pelle mi venga strappata a mostrare la cruda realtà di non essere umana o animale ma macchina fredda la carrozzeria riscaldata dal sole inganna la mano che pensa al tepore di donna che avrò che non ho la vernice graffiata dai vandali che con la chiave sbagliata più volte hanno tentato di aprirmi ignorando il cartello con scritto: chiusa per ferie per ora per sempre, aveva ragione quel tale dicendo che certe parole andrebbero centellinate oppure estirpate dal vocabolario come i miei denti nel sogno, se bussi mi vedi passare nascondermi dentro l’armadio ho annunciato, adesso che chiudo le ante chi è dentro chi è fuori rimane rimane.

Written by madamepsychosis

060709 a 1:25 pm

Pubblicato in momentum

3 Risposte

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  1. Ricordo la lavanda ai bordi, alta, verde, il fiore viola dove strofinavo gli stinchi per profumarmi.

  2. fischiare l’erba come per chiamare, finire per tagliarsi e sgocciolare sulla coperta rossa, come se niente fosse.

  3. Ci innamoravamo più dei cerotti che non delle ferite. La fasce elastiche con cui catturavamo gli avambracci; e io che suonavo alla porta, bussavo continuamente, svegliando i vicini e schiacciando le zanzare con i pugni. Per finire esausto, con la fronte appoggiata sul legno di legno al legno nel legno che mi chiudeva fuori, con gli occhi chiusi e le nocche spellate.


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