scorro spesso sotterranea mi alimenta la mia pioggia o il tuo ghiaccio che si scioglie – sorgo in alto inizio stretta mi apro un varco tra le rocce ma le erodo – ergo argini evitando in questo modo il tuo affluire dai miei lati, mi trascino, i miei detriti li trasformo levigando pietre aguzze da portare sulla spiaggia da nascondere nei posti dove so che cercheranno le conchiglie troveranno i miei cocci di bottiglia resi innocui, a volte belli, la pianura mi impigrisce e così sento la mancanza di discese non c’è mare così forte da costringer la mia foce all’estuario, scelgo di ramificarmi e di immettermi in più mari dividendo la portata della morbida mia piena, sono un luogo per morire ma ho rispetto per i corpi non gli frugo nelle tasche li nascondo – sedimento e spezzo ponti posso poco quando la tua siccità non ha radici per succhiarmi – so ingannare con la calma, straripare quando meno te lo aspetti non mi lascio navigare – preferisco unirmi al vento, sollevarmi e portarti a naufragare.
Splendido. “Preferisco unirmi al vento, sollevarmi e portarti a naufragare”. Questa è la frase che mi ha rovesciato il punto di vista.
grazie. l’acqua insieme al vento in effetti doveva rovesciare..