la bambina che non poteva chiudere gli occhi aveva le palpebre trasparenti e trasparenti le mani quando cercava di portarle al viso per non vedere, non aveva bisogno di socchiudere le dita come fai quando guardi un film dell’orrore e ti nascondi ma allo stesso tempo sei curioso di una cosa che sai già ti farà paura o male, la bambina non poteva non assistere ogni volta allo spettacolo crudele della vita o ai suoi fuochi artificiali.
si svegliava alle cinque alla mattina quando il sole cominciava a filtrare tra le imposte, non veniva mai colta di sorpresa se non quando alle spalle qualcun altro la copriva per poi chiederle: indovina? ma lo stesso indovinava che non solo gli occhi di questa bambina non potevano essere chiusi ma era come se vedessero di dentro e pure dietro, e le cose un po’ più spesso erano brutte e nemmeno mai poteva fare finta di sognare o immaginare qualche cosa di migliore.
a sei anni la bambina aveva visto tante cose che i suoi occhi erano stanchi per il troppo allenamento e all’improvviso cominciarono a vedere pure avanti prima di cinque minuti, poi di ore – all’inizio è stato bello, lei mi ha detto quella volta quando è stata l’occasione di parlarne, che riusciva a prevedere i nascondigli se giocava a nascondino o a vedere se la mamma dalla stanza arrivava alla cucina e andarle incontro, ma con il passar del tempo pure questo aveva avuto i suoi lati negativi – non poter leggere un libro e non conoscerne la fine nell’inizio, non poter mangiare con tranquillità neanche una fetta di crostata e non vederla trasformata come cacca dentro il water.
la bambina a un certo punto si era detta: adesso basta! e girava con legato un fazzoletto sopra agli occhi come se giocasse sempre a mosca cieca – ma crescendo ci si stanca di giocare e fu allora che decise di rivolgersi a un dottore pur temendo che nessuno la potesse più aiutare.
il dottore con le gocce dilatò le sue pupille e si vide dopo un anno accasciarsi morto al suolo – mi dispiace, non ci posso fare niente, mi licenzio – e da allora cominciò a non guardare mai nessuno, abbassare un po’ la testa fino al punto che – seppure avesse il peso di qualsiasi altra testa – le sembrava sulle spalle più pesante del normale.
fu così che accanto a casa persi tra la spazzatura vide occhiali molto grossi, abbandonati, e seppure non gradendo molto quella montatura li indossò, curiosa – e tutto era diverso, si muoveva molto piano e si accorse nel guardarsi che i vestiti col passare delle ore le parevano più larghi – tornò a casa, prese un libro e, sdraiatasi sul letto, tornò indietro così tanto che di lei rimase solo una macchia sul lenzuolo.
:)
(e ne ho già un’altra che mi sta bussando alla porta per domani. devo sgridarti, piuttosto? :) )
(no no, arrivo arrivo :) )
(/me impaziente :) )
riesci sempre a sorprendere nel tuo scrivere
:*
criss
chissà se ha qualcosa a che fare col fatto che mi sembra di non riuscire più a soprendermi di niente… grazie criss :*
Bellissimo. Mi ricorda alcune “bambine” che conosco.
grazie – purtroppo già. si spera che a furia di vedere avanti si dipingano un avanti migliore..