l’involucro resta pesante e si muove nuotando in qualcosa più denso dell’olio ma le ossa premono per andare a una velocità diversa, tremano per il freddo a cui tentano di sfuggire con la corsa, il cuore pompa più in fretta per ossigenare meglio l’angoscia che si soffia il naso col lobo frontale e respira a fondo, riempiendosi. tagliando l’involucro non esce nulla se non un liquido estraneo e lento, le mani non reggono la velocità dei comandi e la gravità della tazza e la oscillano tintinnando il cucchiaio. la nausea segna la riuscita dell’esorcismo e il vomito aiuta a espellere la bile nera insieme alla gialla e a quello che resta della colazione.
si avvelena il male affinché il bene possa continuare a tentare di vivere. la voce che implora un cambiamento necessario sta chiedendo di essere trafitta e non lo sa, confonde il bersaglio nel mirino del sacrificio che gli dei ordinano dall’alto delle loro gambe ferme.
la sudorazione notturna impregna le lenzuola di tossine lavabili a novanta gradi e l’involucro si chiede se non sarebbe più facile bere direttamente il detersivo antibatterico e pulirsi dall’interno.
in fondo dovresti essere felice: essere solo un corpo è il tuo desiderio e non c’è differenza tra il prendere in mano un cazzo e uno scettro se non per l’odore che comunque, reagendo col sudore dei palmi, è di metallo.
Leggendolo mi è sembrato di rivivere i miei notturni attacchi di panico e non so perché di giorno fanno meno paura.
Mi piace il nick “madamepsychosis” per il testo: “what a trip!”
LuxOr: di giorno le lenzuola dei fantasmi sono solo lenzuola, o qualcosa del genere, credo. Oppure: di notte anche se è buio ci sono cose che si vedono meglio, mi sa che è così.
MrTV: il merito del nick non è mio, ma di chi queste cose le ha sapute scrivere molto ma molto meglio. grazie.