nel parcheggio delle coincidenze ci scambiamo i volanti e mi sembra di non sapere dove sono ma solo sto sbagliando direzione, continuo ad incrociarti alla guida di te che non ci sei anche se penso che tu mi stia seguendo per proteggermi dalle dita che indicano ridendo le mie calze bucate, per allungarmi una coperta che riscaldi i muri pisciati dell’ambulatorio, per dare il ritmo alla mia sfilata marziale davanti alle sedie di plastica imbottite di carne sudata anche d’inverno e difendermi dalle parole parlate male, dalla fiducia riposta peggio.
sul tavolo a scacchi ci sfidiamo a colpi di bicchiere a carte scoperte come le nostre gole da cani esposte per attaccarci e difenderci e sottometterci e dominare l’impulso di spaccare teste, di stringerci al collo collari dorati e guinzagli da strattonare il giusto – sbagliato – mi dici non chiedere fa’ ciò che vuoi e io cado in avanti, mi segui ma infine mi chiedi che fare esaurisco risposte, portiamoci sulle spalle un po’ per uno fino a giungere nel posto in cui spaccare i mobili e accendere il camino o nei campi elisi del nostro stupore.
le scie sotto le torri hanno il tuo profumo ma non il tuo odore, i miei occhi hanno il colore del fango e i tuoi delle paludi ma sono più limpidi dell’acqua minerale, sapendo che rischio di perdermi mi vieni incontro e non dormi e passi la notte a tirarmi i capelli e i pensieri ma quando arriva mattina la pioggia allunga le ore al modo dell’oste col vino e ventiquattro diventano trenta o quaranta, più vecchie di noi, e niente mi mette d’accordo tu solo mi accordi mi accorgo di essere sotto il tuo sguardo ma quando mi sposto poi smetto, funziono ad elettricità sei la pila la spina il filo e l’interruttore e temo da un attimo all’altro di essere spenta e invece son brace son fuoco, e un giorno saprò se son calda, se brucio, se entrambe le cose.
Questo mi colpisce forte, sento qualcosa che non so spiegare ma vedo i tuoi pensieri e le immagini in episodi e/o déjà vu di anni fa e mi sento male. Grazie.
sorrido leggendo: mi sento male/grazie. come un pugno in risposta al mio pugno. grazie a te.
Ti ringrazio perché ho visto alcune cose di me che non volevo vedere e che fanno male anche se è stato per un attimo e continuo a non vederle.