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pursuit
Incontro prima le sue parole e sono parole giganti, parole di un uomo colosso; le imparo a memoria, ho la bocca piena di lui.
Dimentico i premi che ho vinto, le fotografie sui giornali e gli assegni delle riviste, non sono nessuno, non sono nessuno e almeno voglio essere sua, darmi a lui nello scontro e a lui nella lotta, perdendo.
So dove sarà questa sera e mi mostrerò, ho lavato i capelli e indossato il vestito migliore.
Sono bella e sono straniera, sono l’unica alla sua altezza e non può non guardarmi e infatti mi vede, mi guarda. Chiedo in giro il suo nome e nessuno risponde, lo aggancio con gli occhi e iniziamo a urlarci poesie scaldati dal vino scadente e dal brandy, dalla musica che ci muove le anche.
Dagli angoli della stanza ci avviciniamo così, infilando i guantoni e trovandoci al centro.
È lui. Sei tu.
Lo guardo e regge il mio sguardo, scandisco i suoi versi inglesi con il mio accento di Boston, carissimo diamante inscalfibile. Piace? Mi chiede, e la sua voce è un’onda d’urto e d’oceano e mi scuote e mi bagna, mi arriva rollando da un punto distante e profondo.
È enorme: è l’unico uomo abbastanza per me e io la sua ombra perfetta.
Scivoliamo vicini lontano dagli altri, lui chiude la porta e affonda le mani forti e brune tra le mie ciocche ossigenate, mi tira i capelli, mi piega la testa e mi bacia, mi strappa la fascia con cui li avevo raccolti e mi lacera il lobo; sento il piacere e il dolore e l’odore del sangue e il tintinnare dell’orecchino che cade.
Lo mordo, gli strappo la carne, sentire il suo gusto non basta, lo voglio ingoiare – la bocca piena di lui, lo amo e lo odio e non voglio più rivederlo, mai più – lo scrivo – è brutale, è un animale intorno al poeta, è una pantera, nera come la notte e come il suo sguardo che dice il mio nome, come i passi sulle scale che mi calpestano – non si fermano mai alla mia soglia, mi passano avanti.
Il sapore di ferro che cola sulla sua guancia, è questo il sapore delle parole che scriverò – non tornerà, o tornerà solamente per andarsene ancora. Ancora.
Torno a casa e mi muovo e non ho più peso.
Mi incalza, tira sassi alla mia finestra e scompare, me ne verrà morte ma è il mio destino, lui, la poesia, morire con la testa nel forno.
